Solidarietà al Prigioniero politico Mapuche e leader spirituale Machi Celestino


Il Machi Celestino per la terza volta in sciopero della fame.

 

I seguenti comunicati, benché emessi a tre/quattro mesi l’uno dall’altro (ottobre 2019, febbraio e maggio 2020), sono strettamente collegati e formano un discorso unitario, coerente e articolato; perciò li pubblichiamo congiuntamente, con un unico apparato di note esplicative.

È fatto raro ed estremamente significativo che un machi (autorità spirituale tradizionale) parli in modo così diffuso e puntuale di alcuni aspetti centrali della cosmovisión che pervade interamente la cultura mapuche, in esternazioni ufficiali, anzi solenni, destinate anche al pubblico winka (non mapuche).

È evidente lo sforzo, a nostro parere riuscito, di conciliare due esigenze di pari valore ma contrastanti: preservare il nucleo ancestrale del kimün, il sapere mapuche, già messo a dura prova da cinque secoli di tentato genocidio culturale e oggi in fase di grande recupero e rivitalizzazione; e spiegare alla comunità internazionale perché difendere un albero o un fiume è di sì cruciale importanza per tutti i popoli originari, cioè il nesso fondamentale contenuto nella definizione “luoghi sacri naturali” (tuttora esclusi dalla tutela dell’Unesco, ovviamente proprio in quanto ricchi di risorse depredabili).

Ciò che emerge da queste dichiarazioni è il senso profondo dell’interconnessione fra i temi della lotta (finora, grande lezione per noi, sempre condotta con mezzi nonviolenti): ecologia, contrasto allo strapotere delle multinazionali (che tiene le redini dei governi mondiali) e nuovi modelli di sviluppo (non solo sopravvivenza); autodeterminazione e democrazia autentica, partecipazione universale (donne, indigeni/e, minori, anziani/e), lotta alla discriminazione soprattutto nei luoghi socialmente segregati e “nascosti” come il carcere; conservazione dell’identità senza chiusure, cioè attraverso l’esercizio consapevole dei diritti civili e politici, affermazione dei diritti economici, sociali e culturali che formano la sostanza stessa del buen vivir. (EcoMapuche)

 

 

COMUNICATO DEL 4 maggio 2020

Familiari, amici e amiche e Rete di solidarietà al Machi Celestino

kaosenlared.net/resistencia-mapuche-machi-celestino-cordova-prisionero-politico-reinicia-huelga-de-hambre/

www.facebook.com/groups/489799691361876/permalink/1154358638239308/

 

Alla nazione mapuche, al popolo cileno e a tutta l’Abya Yala (1), a coloro che resistono al colonialismo e al capitalismo estrattivo, alle nostre autorità tradizionali e spirituali:

 

  1. Kiñe/Primo: Questo lunedì 4 maggio, il Machi Celestino Córdova riprende lo sciopero della fame e della sete a tempo indeterminato con un peso di 94,300 chili, sciopero che era stato sospeso il 20 marzo. Dinanzi all’assoluta mancanza di volontà politica da parte del governo di applicare la Convenzione 169 ai prigionieri politici appartenenti alle popolazioni indigene, oggi il machi riprende questo sciopero della fame e della sete sapendo quanto possa essere pericoloso e serio per la propria salute, e se ne assumerà tutte le conseguenze.

 

  1. Epu/Secondo: Le richieste sono concrete ed esigono ancora una volta ciò che è giusto in quanto diritto dei popoli originari privati ​​della libertà:
  2. A) [per il machi,] trasferimento del luogo dell’esecuzione della condanna nella sua ruka (2), in ottemperanza alla Convenzione ILO 169;
  3. B) per tutti i prigionieri e le prigioniere politici, mapuche e non mapuche, [analoga] modifica delle modalità di esecuzione della pena detentiva, affinché possano scontarla nelle loro rispettive comunità o presso il loro domicilio;
  4. C) revisione delle misure di custodia cautelare in carcere[, convertendole in arresti domicliari o revocandole senz’altro,] per tutte le persone, mapuche e non mapuche, imputate di reati in connessione alle manifestazioni sociali [di Ottobre 2019].

Chiediamo il rispetto senza riserve della Convenzione ILO 169 e in particolare degli articoli 9 e 10 che riguardano il trattamento dei nostri prigionieri e prigioniere nelle carceri di questo paese.

 

  1. Kula/Terzo: Qui è responsabilità della Gendarmería (3) e del governo cileno, che non hanno adempiuto alla propria funzione di salvaguardare la vita dei prigionieri e che non sono nemmeno in grado di farlo. Perfino il Brasile, con il governo che ha, è stato in grado di applicare la Convenzione 169 in questi casi. Pertanto, soddisfare l’attuale nostra richiesta, in modo concreto, dipende solo dalla volontà politica.

 

  1. Meli/Quarto: Questo sciopero della fame ha il beneplacito del mondo spirituale e quindi ha un carattere spirituale. Con questo vogliamo chiarire che abbiamo urgente necessità di accrescere il nostro feyentun (4) in tutti gli ambiti e tutti i territori, e chiediamo di agire di conseguenza.

 

Siamo in tempi di lotta, ma anche di resistenza. Dobbiamo sostenerci a vicenda come fratelli e sorelle in qualsiasi territorio e alzare la voce di fronte alle minacce, di qualsiasi tipo. Abbandonare la passività e agire: tale è il significato di questo sciopero, è un passo verso la mobilitazione, poiché è meglio morire combattendo che in ginocchio davanti a un sistema oppressivo che, attraverso la paura di un virus, ci sottomette incessantemente.

 

Infine, l’appello è di camminare insieme, cosa che diventa ogni giorno più pressante e urgente, dinanzi all’avanzata del capitalismo e delle sue espressioni economiche come le società estrattive minerarie che stanno depredando la nostra Ñuke Mapu (Madre Terra) e il nostro modello di vita.

Ecco perché oggi esortiamo alla necessaria unità d’azione, a un cammino verso la convergenza delle diverse lotte in corso nel territorio, alla ricerca di forme d’intesa e di punti in comune che rendano possibile l’indispensabile unità delle persone mapuche e non mapuche per il recupero del buen vivir.

 

LIBERTÀ PER I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE POLITICI MAPUCHE!!

LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE POLITICI LEGATI ALLE RIVENDICAZIONI SOCIALI!!

LIBERTÀ PER I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE POLITICI!!

BASTA CON LA REPRESSIONE E LO SGOMBERO NEI TERRITORI IN RESISTENZA!!

Machi Celestino Córdova

 

NOTE

(1) ABYA AYALA: letteralmente “terra in piena maturità” , “terra in fiore”, “terra di sangue vitale”  in lingua Kuna, popolo indigena del Panamà. Oggi si è diffuso tra i popoli nativi e i movimenti sociali dell’intero continente americano e fa riferimento al continente americano, ossia a tutte le terre che esistono. Dopo numerosi incontri e riflessioni alla ricerca di un vocabolo che – dall’Alasca alla Patagonia – nominasse la culla dei loro antenati, il termine di  Abya Yala è riconosciuto dalla maggioranza dei popoli originali come il nome aborigeno dalla grande massa continentale americana.

(2) RUKA:  Casa tradizionale fatta di legno e piante native del luogo, la sua forma è simbolo di un’espressione architecttonica della cosmovisione mapuche conformata in modo da comunicare con un mondo superiore, a sua volta connessa alla madre terra, dove tutto è circolare. Il suo vincolo con il cosmo si produce mediante la porta d’accesso ch’è rivolta verso un fuoco centrale (Kutral), il suo fumo che esce da un orifizio del tetto permette questa connessione divina. Intorno alla ruca il/la machi sceglie dove erigere il rewe (altare) che con un rito diventa uno spazio sacro, dove avranno luogo altre cerimonie di ringraziamento, preghiere, etc. 

(3) GENDARMERIA:  Servizio carcerario nazionale del Cile. Il titolo è storico e il servizio non è una vera “gendarmeria” come negli altri stati. Il servizio si è evoluto dalle unità dell’esercito cileno a cui sono stati assegnati compiti di polizia e carcere.

Da non confondere con i Carabineros de Chile (Carabinieri del Cile) che sono la forza di polizia e gendarmeria nazionale del Cile, e si occupano della pubblica sicurezza.

(4) FEYENTUN: letteralmente “obbedire” , “essere d’accordo”,  significa “spiritualità mapuche” , comprende il loro credo, le ritualità, il calendario lunare (basato su solstizi, equinozi ed effemeridi dell’emisfero australe e quindi non corrisponde a quello cristiano in uso), i luoghi sacri naturali, la medicina tradizionale, i ruoli e lavori ancestrali dei vari membri della comunità, il vincolo con la Madre Terra, etc.

 

COMUNICATO del 27 febbraio 2020: INIZIO SCIOPERO DELLA FAME E DELLA SETE, GIORNO 1.

Rete di solidarietà ai prigionieri politici mapuche, Temuco (Cile)

www.facebook.com/redapoyopresospoliticosmapuche/posts/2903289269782369?__tn__=K-R

[traduzione e note esplicative a cura di EcoMapuche, ecomapuche@gmail.com]

 

Al nostro popolo-nazione mapuche, alle nostre autorità tradizionali[, politiche] e spirituali, a tutti i popoli originari del mondo, al popolo non mapuche in mobilitazione e in lotta, alle nostre famiglie, comunità, amici e amiche, comunichiamo quanto segue:

 

Kiñe/Primo: lo Stato cileno, rappresentato dalla Gendarmería de Chile [10], sua istituzione, è venuto meno al proprio obiettivo principale di garantire l’integrità [la salute psicofisica] di tutte le persone private della libertà [11], e in ripetute occasioni ha dato prova di ben poca volontà di trovar soluzioni e autorizzare lo svolgimento delle cerimonie spirituali, oltre ad altre questioni, in conformità alle nostre usanze e al nostro modo di vivere.

 

Epu/Secondo: abbiamo perciò assunto la ferma decisione di avviare uno sciopero della fame e della sete di durata indefinita, a partire dalla mezzanotte di giovedì 27 febbraio del corrente anno, con le richieste seguenti:

  1. TRASFERIMENTO PRESSO I CET [12] DEI/DELLE PRIGIONIERI/-E POLITICI/-CHE MAPUCHE E NON MAPUCHE CHE SOSTENGONO RIVENDICAZIONI SOCIALI;
  2. ABILITAZIONE DEL MODULO SPECIALE [13] PER TUTTI/-E I/LE PRIGIONIERI/-E APPARTENENTI AI POPOLI ORIGINARI, A PRESCINDERE DAL CAPO D’ACCUSA, NEL RISPETTO DEL NOSTRO MODO DI VIVERE E DELLE NOSTRE USANZE;
  3. MODIFICA DEL REGOLAMENTO PENITENZIARIO (DECRETO-LEGGE 518) [14];
  4. TERRA, TERRITORIO E RISORSE NATURALI [15].

 

Kula/Terzo: i punti precedenti trovano ampio fondamento nel diritto [16] e nel kimun [cultura, sapienza tradizionale] mapuche – in particolare per quanto concerne la restituzione delle nostre terre, del territorio e delle risorse naturali del Wallmapu, e l’indennizzo e la compensazione per i danni causati, storicamente e oggi, da atti di lesa umanità commessi dagli Stati cileno e argentino.

 

Meli/Quarto: facciamo ampio appello a tutto il nostro popolo-nazione mapuche, alla popolazione non mapuche consapevole che scende in piazza e lotta, a tutte le persone private della libertà in tutte le strutture penitenziarie del paese: mobilitatevi, battetevi, avanzate le vostre richieste; fatelo in libertà d’azione, secondo l’immaginazione e la creatività popolari.

 

Infine, in questo marzo di lotta e mobilitazione, abbiamo indetto una grande manifestazione: lunedì 16 marzo 2020 alle ore 10:30 in Plaza Hospital a Temuco; invitiamo le varie regioni a partecipare e lanciare attività in concomitanza, a sostegno delle nostre richieste.

 

LIBERTÀ PER TUTTI/-E I/LE PRIGIONIERI/-E POLITICI/-CHE MAPUCHE E NON MAPUCHE‼

SALUTE, RISPETTO E DIGNITÀ PER TUTTE LE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTÀ‼

FINE DELLA REPRESSIONE E DELLO SGOMBERO FORZATO DEI TERRITORI IN RESISTENZA‼

 

Juan Cheuqueta Cheuquepil, prigioniero politico mapuche, Carcere di Temuco

Machi Celestino Córdova, prigioniero politico mapuche, Carcere di Temuco

Familiari, amici/amiche e Red de Apoyo / Rete di solidarietà – Temuco, 27 febbraio 2020

 

 

NOTE

  1. Lett. humilde “umile”, cioè noi persone “comuni”, noi che siamo “il popolo”. Viene alla mente «ordinary people for ordinary people», il celebre motto di Peter Benenson (1921-2005), l’avvocato inglese fondatore di Amnesty International.
  2. In lingua mapudungun, lett. “vita comunitaria” (itrofil vale “tutte le persone, senza eccezioni, nessuna esclusa”) e “vita buona”, l’equivalente di buen vivir: formula di pregnante significato culturale, nonché profondo ammaestramento per l’Occidente, inserita anche nelle carte costituzionali dell’Ecuador e della Bolivia.
  3. Trattati di pace fra l’esercito imperialista spagnolo e le comunità nazione mapuche stretti durante i 236 anni della “guerra de Arauco” (1536-1772), sanguinoso prodromo della sanguinosa “pacificazione” dell’Araucanía (1861-1883) e radice della repressione violenta perpetrata fino ad oggi tanto dal regime di Pinochet quanto dei successivi governi “democratici” (Jimena Pichinao Huenchuleo, “Los parlamentos hispano-Mapuche como escenario de negociación simbólico político durante la colonia”, in: AA.VV., Ta iñ fijke xipa rakizuameluwün. Historia colonialismo y resistencia desde el país mapuche, Ediciones Comunidad de Historia mapuche, Temuco 2012, pagg.25-42, www.comunidadhistoriamapuche.cl/wp-content/uploads/2017/06/Jimena-Pichinao-1.pdf). I parlamentos furono quattordici (luogo+data): Paicaví 1612, Quilín I 1641, Quilín II 1647, Quilín III 1649, Boroa 1651, Malloco 1671, Negrete I 1726, Negrete II 1771, Tapihue I 1774, Negrete III 1793, Las Canoas 1793, Negrete IV 1803, Quilín IV 1814, Tapihue II 1825. Obblighi per gli invasori spagnoli: riconoscere il territorio mapuche (il cui confine era fissato al fiume Biobío, nell’attuale omonima VIII regione cilena) e la libertà e (limitata) autodeterminazione del popolo mapuche(proibita la riduzione in schiavitù, anche attraverso le lucrose encomiendas, cioè la concessione agli alti ufficiali conquistadores, da parte della corona spagnola, dell’autorità assoluta su un gruppo di indigeni, con diritto di sfruttamento del loro lavoro forzato), distruggere alcuni forti edificati in territorio mapuche; obblighi per i mapuche: far fronte comune con la Spagna contro i suoi nemici e ad astenersi da alleanze con altri popoli stranieri, rilasciare i prigionieri spagnoli, consentire l’ingresso e l’attività dei missionari cattolici; obbligo comune: rispettare la proibizione generale degli attacchi di sorpresa con saccheggio e sequestro di prigionieri, specie donne giovani e bambini/-e. Per la versione ufficiale dello Stato cileno: “Memoria Chilena”, progetto della Biblioteca Nacional de Chile, www.memoriachilena.gob.cl/602/w3-article-92253.html; “Parlamentos Mapuche”, progetto finanziato dal Consejo Nacional de la Cultura y Las Artes (Consiglio nazionale per la cultura e le arti), www.parlamentosmapuche.cl; ma soprattutto, con maggior obiettività: Comisión Verdad Histórica y Nuevo Trato (Commissione per la verità storica e il nuovo status [condizione giuridica: trato = tratamiento, modo formale di rivolgersi a una persona, cioè per estensione “accordo” sul “trattamento” da riservare ai popoli originari]), Informe (Rapporto) 2003, vol. I, parte I “Historia de los pueblos indígenas de Chile y su relación con el Estado” [Storia dei popoli indigeni del Cile e delle loro relazioni con lo Stato], “El Pueblo Mapuche. Los Mapuche en la historia y el presente” [Il popolo mapuche. I mapuche nella storia e oggi], cap.4 “La cuestión de los Parlamentos” [La questione dei Parlamentos], www.serindigena.org/libros_digitales/cvhynt/v_i/1p/v1_pp_4_mapuche_c1_los_mapuche-4_.html; testo integrale del rapporto: www.serindigena.org/libros_digitales/cvhynt/index.html. + títulos de merced
  4. Ngen (pron. “gnén”), in lingua mapudungun, lett. “padrone” (in spagnolo si traduce dueño): spiriti protettori della natura, posti a guardia d’ogni elemento naturale all’atto della creazione del mondo da parte della coppia divina formata da Füta-Chachai (“padre anziano”) e Ñuke-Papai (“madre anziana”); sono forze benefiche il cui compito è preservare la vita, salvaguardando l’energia e la forma d’ogni cosa e impedendo e anche punendo severamente ogni azione che provochi un’alterazione dell’equilibrio naturale (si parla in tal senso di etnoecología nativa); si suddividono in categorie ciascuna legata a un luogo determinato: “signori/guardiani” della terra (ngen mapu), delle montagne (ngen winkul), delle pietre (ngen kura), delle acque (ngen ko), delle foreste originarie (ngen mawida), delle piante sacre medicinali (ngen lawén), dei venti (ngen kürrëf), del fuoco (ngen kütral); hanno carattere personale e nome proprio (un esempio di scottante attualità: il sito sacro del ngen mapu Kintuante, spirito della terra il cui nome significa “che guarda Ante, il Sole”: sito profanato dai lavori di costruzione della terza centrale elettrica sul fiume Pilmaiken), e aspetto zoomorfo, fitomorfo o antropomorfo; ogni interazione umana con luoghi ed elementi della natura (uso dell’acqua, lavori agricoli, caccia, raccolta d’erbe medicinali, transito per luoghi selvaggi etc.) deve avvenire nel segno d’un rispetto affettuoso per il ngen, al quale si domanda il permesso di agire e si rivolge un ringraziamento finale. V. la ricerca pionieristica dell’etnoantropologa María Ester Grebe Vicuña, in particolare: “El subsistema de los ngen en la religiosidad mapuche”, in Revista Chilena de Antropología, n.12, Facultad de Ciencias Sociales, Universidad de Chile, Santiago 1993-’94, pagg.45-64, doi:10.5354/0719-1472.2011.17587, revistadeantropologia.uchile.cl/index.php/RCA/article/view/17587/18352.
  5. In lingua mapudungun, lett. “cosa su cui si è d’accordo”, dunque “(complesso di) credenze”, “mentalità”, cosmovisión.
  6. In lingua mapudungun (nell’ordine): “salto d’acqua”, “cascata”, “palude”, “fiume”, “mare” e insieme “zona litoranea” (il suffisso -ko significa “acqua”); nella cosmovisión mapuche formano un sistema unitario, quasi fossero le vene della Ñuke Mapu (“madre terra”), attraverso le quali lo spirito della persona defunta compie il viaje azul (“viaggio azzurro”, cioè “felice, fausto”) verso il Wenumapu (lett. “territorio (mapu) del cielo (wenu)”, “regione celeste”), sede delle divinità e degli spiriti benefici. È per tali motivazioni antropologiche profonde, oltre che per questioni di salvaguardia ecologica, che il popolo mapuche lotta da decenni per difendere questo patrimonio naturalistico dallo sfruttamento delle multinazionali dell’energia elettrica (il risvolto inquietante della green economy): tutti questi luoghi/ecosistemi, finora incontaminati, rappresentano veri e propri luoghi sacri naturali (lugares sagrados naturales), meritevoli d’una tutela internazionale (UNESCO) a tutt’oggi mancante.
  7. Il módulo especial è una sezione fisicamente separata dal resto della popolazione carceraria e con diverso regolamento. “Privilegio” solo apparente: si tratta in realtà di un’azione positiva prevista dalla Convenzione 169 dell’OIL, art.9: «Nella misura in cui ciò sia compatibile con l’ordinamento giuridico nazionale e coi diritti umani internazionalmente riconosciuti, si dovranno rispettare i metodi utilizzati tradizionalmente dai popoli interessati per la repressione dei crimini commessi dai loro membri. Le autorità e i tribunali chiamati a pronunciarsi sulle questioni penali dovranno tenere in considerazione le usanze di tali popoli in materia», e art.10: «All’atto di comminare sanzioni penali previste dall’ordinamento giuridico generale a membri di tali popoli, si dovrà tenere in considerazione le loro caratteristiche economiche, sociali e culturali. Si dovrà dar preferenza a tipi di sanzione alternativi alla reclusione carceraria» (traduz. nostra; OIT Organización Internacional del Trabajo / WTO World Labour Organization / OIL Organizzazione internazionale del lavoro, Convenio sobre Pueblos Indígenas y Tribales en Países independientes / Convention Concerning Indigenous and Tribal Peoples in Independent Countries / Convenzione sui popoli indigeni e tribali in paesi indipendenti, 27 giugno 1989, in vigore dal … 1991; testo ufficiale integrale in spagnolo, inglese e altre lingue: www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=1000:12100:0::NO::P12100_INSTRUMENT_ID,P12100_LANG_CODE:312314,es:NO

daccess-ods.un.org/TMP/670950.040221214.html). Insieme al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, Risoluzione 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, in vigore dal 3 gennaio 1976, ratifica Cile: 10 febbraio 1972; testo ufficiale integrale del Patto e del suo Protocollo opzionale in quasi tutte le lingue, e altri materiali: www.ohchr.org/EN/HRBodies/CESCR/pages/cescrindex.aspx) e, più specificatamente, alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni(Declaración de las Naciones Unidas sobre los derechos de los pueblos indígenas / UN Declaration on the rights of indigenous peoples, A/RES/61/295, 06-51210, 13 settembre 2007, ratifica Cile: 13 settembre 2007; testo ufficiale integrale e altri materiali, in spagnolo, inglese e altre lingue: www.ohchr.org/EN/Issues/IPeoples/Pages/Declaration.aspx), la Convenzione 169 OIL è oggi lo strumento principe nella difesa dei diritti umani dei popoli originari, grazie alla sua formulazione dettagliata e soprattutto al suo valore d’obbligo per ogni Stato aderente, come appunto il Cile (ratifica: 15 settembre 2008).

  1. Decreto supremo n° 518 del 22 maggio 1998 “Reglamento de Establecimientos Penitenciarios” e successive modifiche; testo ufficiale integrale: www.leychile.cl/Navegar?idNorma=123280.
  2. L’autorità penitenziaria cilena.
  3. V. le Regole minime delle Nazioni Unite per il trattamento dei/delle detenuti/-e (le c.d. “Nelson Mandela Rules”: UN Standard Minimum Rules for the Treatment of Prisoners, adottate dal I Congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e il trattamento del/della delinquente (Ginevra, 1955) e approvate dal Consiglio economico e sociale con le risoluzioni 663C (XXIV) del 31 luglio 1957 e 2076 (LXII) del 13 maggio 1977 (testo ufficiale integrale e altri materiali: www.unodc.org/ropan/en/PrisonReform/the-nelson-mandela-rules–an-updated-guide-for-prison-management-in-line-with-human-rights.html), parte I “Regole d’applicazione generale”, art.6 “Principio fondamentale”: «Le regole seguenti debbono essere applicate con imparzialità. Non si debbono far differenze di trattamento basate su pregiudizi, principalmente di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di qualsiasi altra natura, origine nazionale o sociale, censo, nascita o altra situazione, quale che fosse. D’altro canto, è importante rispettare le credenze religiose e i precetti morali del gruppo al quale appartiene il/la detenuto/-a»; parte I “Regole d’applicazione generale”, art.42: «Per quanto possibile, ogni detenuto/-a sarà autorizzato/-a a osservare i precetti della propria religione […]»; e i Principi e buone prassi per la protezione delle persone private della libertà nelle Americhe della Commissione interamericana per i diritti umani (CIDH Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Principios y Buenas Prácticas sobre la Protección de las Personas Privadas de Libertad en las Américas, marzo 2008; testo ufficiale integrale: www.cidh.oas.org/Basicos/Spanish/Principiosybuenaspracticas.htm), principio XV “Libertà di coscienza e religione”: «Le persone private della libertà avranno diritto alla libertà di coscienza e religione, che comprende il diritto di professare, manifestare, praticare, conservare e cambiare religione, secondo le proprie credenze; il diritto di prender parte ad attività religiose e spirituali, ed esercitare le proprie pratiche tradizionali; così come il diritto di ricever visite da parte dei propri rappresentanti religiosi o spirituali. Nei luoghi di privazione della libertà sarà riconosciuta la diversità e la pluralità religiosa e spirituale, e si rispetteranno le limitazioni strettamente necessarie al rispetto dei diritti altrui e alla tutela della salute o della morale pubbliche, e al mantenimento dell’ordine pubblico, della sicurezza e della disciplina interna, così come le altre limitazioni ammesse dalle leggi e dal diritto internazionale in materia di diritti umani» (traduz. nostre). Per un elenco degli standard internazionali e regionali in materia, v. Marcela Bricefio-Donn (a cura di), Protección de los derechos humanos de las personas privadas de la libertad. Documentos básicos [Protezione dei diritti umani delle persone private della libertà. Documenti fondamentali], Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, sede di Colombia, Bogotá, settembre 2004, www.corteidh.or.cr/tablas/23682.pdf.
  4. CET Centros de Educación y Trabajo, Centri per l’istruzione e il lavoro: unità della Gendarmería specializzate nel reinserimento sociale dei/delle detenuti/-e; uno importante si trova presso il carcere di Angol.
  5. V. nota 8.
  6. V. nota 9.
  7. v. soprattutto la citata Convenzione 169 OIL, parte II “Tierras”, artt.13>19
  8. S’intende qui sia il diritto internazionale in materia di diritti umani (international human rights law, v. nota 4), sia le antiche tradizioni giuridiche e diplomatiche mapuche, sia i trattati stipulati quali parlamentos e títulos de merced.

 

COMUNICATO PUBBLICO del 23 ottobre 2019

Familiari, amici/amiche e Rete di solidarietà al Machi Celestino Córdova –

[traduzione e note di spiegazione/commento a cura di EcoMapuche, ecomapuche@gmail.com]

 

All’opinione pubblica nazionale e internazionale, a tutti i popoli indigeni del mondo, alla società consapevole e organizzata, al nostro popolo-nazione mapuche, alle nostre autorità tradizionali e spirituali ci rivolgiamo, in seguito agli ultimi fatti occorsi sia in territorio cileno che nel Wall Mapu (il territorio ancestrale mapuche), per comunicare quanto segue:

 

Kiñe/Primo: Respingiamo a chiare lettere l’atteggiamento prevaricatore tenuto ancora una volta dallo Stato cileno, che con chiara evidenza ha attentato alla vita del popolo, mapuche e non mapuche, e che oggi continua ad assassinare impunemente e ad attaccare le comunità in resistenza del Wall Mapu.

 

Epu/Secondo: Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e sostegno a questo movimento sorto ad esigere condizioni di vita migliori, per una vita buona, un buen vivir. Allo stesso modo, vogliamo inviare un abbraccio alle madri, mogli e famiglie che in questi giorni hanno perduto i propri cari: a ognuna di queste persone vada il nostro più sentito cordoglio, in particolare alla famiglia del nostro lamngen (fratello) José Miguel Uribe Antipani.

 

Kula/Terzo: Invitiamo tutta la società civile [1] mapuche e non mapuche, le diverse organizzazioni, le comunità urbane, gli ordini professionali, le/gli studenti, a livello nazionale e internazionale, a unirsi nella solidarietà verso le famiglie colpite e le persone detenute arbitrariamente e rimaste ferite in questi giorni di stato d’emergenza decretato dallo Stato terrorista cileno, come pure con le comunità in resistenza del Wall Mapu che oggi sono sottoposte a militarizzazione permanente nella loro difesa delle acque e del territorio.

 

Meli/Quarto: Per il nostro popolo-nazione mapuche, gli abusi e gli atti di saccheggio delle nostre terre, della nostra cultura, della nostra spiritualità, della nostra lingua, delle nostre acque, del nostro itrofill mognen e kume mognen [2] sono qualcosa che viviamo di continuo da più di cent’anni – dall’instaurazione di questo Stato cileno in quanto tale, il quale ha disconosciuto tutti gli accordi (parlamentos) e i trattati stipulati in passato [3]. Ci auguriamo che il popolo cileno sappia comprendere appieno e sostenere anche con il cuore le nostre richieste legittime, ora che sperimenta sulla propria pelle tutto ciò che noi viviamo da decenni. Vogliamo che non si dimentichi che per le nostre giuste rivendicazioni siamo in lotta da decenni. Siamo un popolo-nazione, titolare del legittimo diritto all’autodeterminazione.

 

Kechu/Quinto: Il nostro territorio ancestrale si estendeva dalla regione di Coquimbo a nord fino Seno Reloncaví a sud, da oceano ad oceano. Pertanto, l’aspirazione alla ricostituzione del nostro territorio è legittima, e dunque esigiamo la restituzione delle nostre terre. Non vogliamo che continuino a depredare la nostra Ñuke Mapu (Madre Terra) con tutti i loro investimenti cosiddetti estrattivisti, le loro aziende forestali, minerarie, idroelettriche, termoelettriche, e con tutto ciò che non protegga il nostro itrofill mognen, i nostri ngen [4] e feyentun [5]: l’unica via è lottare, assumendocene piena responsabilità.

 

Kayu/Sesto: La relazione con gli spazi acquatici della nostra Ñuke Mapu: traytrayko, trayenko, menoko, lewfu, lafken [6], per noi sono sacri. Sono inscindibilmente legati al nostro modo di concepire il mondo e al nostro rapporto con la Ñuke Mapu e anche col Wenumapu [7]; sono dimora dei guardiani di questi spazi, i nostri ngen. Esigiamo dunque il recupero di tutti i fiumi, le cascate, i terreni in pendenza sui quali scorrono le acque, le paludi e il mare, in quanto spazi di pregnante valore nella cultura e nella spiritualità mapuche.

 

Regle/Settimo: Esigiamo il rispetto e l’applicazione senza riserve della Convenzione 169 dell’OIL [8], con particolare riferimento agli artt.9-10 relativi al trattamento dei nostri prigionieri nelle carceri di questo paese, a prescindere dalla natura del reato contestato. A tal proposito, esigiamo la creazione di moduli speciali per detenuti appartenenti ai popoli originari, con [attenzione all’]appartenenza culturale, cioè moduli nei quali queste persone abbiano accesso permanente alla nostra cultura e stile di vita.

 

Purra/Ottavo: Per dar piena attuazione al punto precedente, esigiamo una riforma del Regolamento degli istituti penitenziari (Decreto 518 [9]) mirante al riconoscimento dei nostri diritti [umani, sia individuali che collettivi] sanciti dagli standard internazionali.

 

Facciamo infine appello a seguire un cammino unitario, cosa che si fa ogni giorno più pressante e urgente dinanzi all’avanzata del capitalismo e delle sue espressioni economiche, come le aziende estrattive, che stanno depredando la nostra Ñuke Mapu e il nostro modo di vivere: oggi è più che mai necessaria l’unità nell’azione e il cammino verso la convergenza delle diverse lotte in corso nel territorio, allo scopo di individuare forme d’intesa e obiettivi comuni che rendano possibile tale unità indispensabile fra mapuche e non mapuche, per il recupero del buen vivir.

 

Il recupero del territorio spirituale è fondamentale per il recupero del territorio ancestrale‼

No al coprifuoco: mandiamo a casa l’esercito‼

Basta con la militarizzazione del Territorio Ancestrale Mapuche‼

Basta con le forestali, le miniere, le centrali elettriche in territorio mapuche‼

Acque e fiumi liberi‼

Libertà per tutti i prigionieri politici mapuche‼

Salute, rispetto e dignità per tutte le persone private della libertà‼

 

MACHI CELESTINO

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