In risposta al comunicato del P-Carc: Sulla Festa della Riscossa Popolare a Napoli e il VI incontro della Rete “CaracasChiAma”


Quando abbiamo deciso con la Lettera Aperta “Appoggio incondizionato al Presidente Maduro, al suo governo ed alle masse popolari venezuelane”, indirizzata espressamente allo stesso Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, e al Ministro del Potere Popolare per gli Esteri, Jorge Alberto Arreaza Montserrat, di mettere, come si suol dire, i piedi nel piatto, ci proponevamo un duplice obiettivo: 
 
1. Far prendere posizione di fronte ad essa, apertamente e senza infingimenti – da una parte o dall’altra – tutti quelli che dicono di essere solidali con la Rivoluzione Bolivariana;
 
2. Essere conseguenti con le decisioni prese a suo tempo per volontà della stragrande maggioranza dei partecipanti al Quinto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana a Roma il 28, 29, 30 ottobre del 2016.
 
 
Le risposte che abbiamo ottenuto ci confermano la giustezza della nostra posizione. Il chiacchiericcio dietro le quinte non ci interessa, preferiamo scrivere nero su bianco come stanno le cose, senza ipocrisie, discorsi di circostanza, scelte di “opportunità”, quando non di vero e proprio miserevole opportunismo si tratta. Ci siamo limitati a denunciare pubblicamente il segreto di Pulcinella: il tentativo di disarticolare un genuino movimento di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, come quello della Rete “CaracasChiAma” in Italia che non si limitasse ad essere una claque ad uso e consumo di qualche funzionario di partito, di qualche politicante, di qualche giornalista, di qualche accademico, di qualche “intellettuale” in cerca di notorietà o di smerciare i propri libri, al di qua o al di là dell’oceano, che alla fine quasi nessuno legge e ancora meno tornano utili alla causa comune. 
Il re è nudo ma come è fisiologico che sia c’è sempre qualcuno che preferisce far finta che sia elegantemente vestito. 
Interessi occulti non ne abbiamo, men che meno abbiamo rendite di posizione da difendere, ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo, ci misuriamo con la realtà e ciò che otteniamo dipende principalmente da noi. 
Sin da subito abbiamo scartato l’ipotesi di far firmare l’appello a partiti e partitini della frammentata e litigiosa galassia che si dice comunista in Italia per sgomberare il campo da equivoci. Una galassia che in questo momento è impegnata a stabilire chi è amico della questura di Salvini, chi dei servizi di questo paese o di quell’altro, chi è cosa, e temi affini. 
 
E ora veniamo al documento del P.Carc in questione. Il testo originariamente pubblicato conteneva alcune affermazioni sbagliate e confuse che sono state prontamente corrette (su presunte firme individuali inesistenti e confondendo la nostra proposta facendola passare per “convocazione”, idea di fondo che comunque volutamente si fa serpeggiare nel testo) e contiene ancora altre che meritano di essere precisate, leggiamole: 
 
1. “L’incipit della lettera, per cominciare, si sofferma su attacchi e critiche all’operato dell’ambasciata bolivariana a Roma e di alcuni diplomatici venezuelani in Italia accusati di osteggiare i movimenti di solidarietà con il Venezuela bolivariano in Italia.”
 
Contrariamente a quanto afferma il P-Carc, qui ci siamo limitati ad evidenziare chiaramente e pubblicamente le indebite ingerenze e gli attacchi (questi sì) che sono stati perpetrati nei confronti del movimento di solidarietà in Italia e che non sono un segreto per nessuno abbia minimamente conoscenza dei fatti e che li abbia oggettivamente subiti (lo stesso P-Carc incluso).
 
2.   “Non riteniamo che sia questa la base per convocare un incontro nazionale di solidarietà con il Venezuela.”
 
Questa infatti non è la base, ma la doverosa premessa. 
 
3. “… sia perché riteniamo sbagliato e nocivo che i movimenti italiani di solidarietà con il Venezuela e altri paesi che da anni fanno fronte e resistono all’imperialismo, si concentrino su elementi di dibattito interno alle istituzioni di quei paesi…”
 
Nel momento in cui questi elementi si rovesciano sui movimenti di solidarietà smettono di essere elementi di esclusivo dibattito interno alle istituzioni di quei paesi. Aspetto questo che lo stesso P-Carc irresponsabilmente qui omette.
 
4. “… deviando l’attenzione e le energie dagli obiettivi principali da porsi in questa fase: costruire la rivoluzione socialista in casa nostra. Questo modo di procedere è diversione;”
 
Esattamente al contrario di quanto qui si afferma: fare finta di nulla non è una base solida per nessuna rivoluzione. Parafrasando Gramsci, dire la verità di fronte alle masse popolari, significa arrivare insieme ad esse alla verità, “è compiere azione comunista e rivoluzionaria”. Qui, questa volta, per motivi di presunta opportunità, preferisce il P-Carc allinearsi ad una posizione più di comodo. 
 
5. “… sia perché si tratta di questioni e contraddizioni, specificamente, interne al governo bolivariano del Venezuela che non sta ai militanti, attivisti e compagni italiani dirimere.”
 
Non sta ai compagni italiani dirimerle, ma è loro dovere evidenziare in questi casi che i compagni italiani non stanno qui per compiacere le quinte colonne che non fanno solo danni alla Rivoluzione Bolivariana, ma alla causa del socialismo ovunque nel mondo, e nel caso specifico in Italia.
 
6. “I compagni, i militanti e gli attivisti italiani devono sostenere il Venezuela bolivariano dagli attacchi interni ed esterni dei gruppi imperialisti (USA in testa) e trarre da quell’esperienza bolivariana insegnamenti, pratiche ed esempi per rafforzare la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese.” 
 
Probabilmente il P-Carc con “sostenere… dagli attacchi interni ed esterni”, intende qui dire: “… difendere il Venezuela Bolivariano di fronte agli attacchi, interni ed esterni dei gruppi imperialisti (USA in testa)”. Questo si fa concretamente anche evidenziando l’azione nefasta della destra endogena contro i movimenti di solidarietà nel nostro paese, non occultandola. 
 
7. “La seconda ragione sta nell’impostazione data alla lettera-appello. Il documento, infatti, ci risulta non essere frutto di un dibattito collettivo costruito all’interno della Rete Caracas ChiAma ma solo di una parte delle sue componenti, quelle firmatarie dell’appello. Questo metodo, a nostro avviso, non è quello più utile a far avanzare il movimento di solidarietà con il Venezuela bolivariano. Poste le buone intenzioni di chi lo promuove, contribuisce di fatto a dividerlo e scompaginarlo ulteriormente.”
 
Vari individui, ed organizzazioni in questi anni, non solo non hanno difeso la Rete Caracas ChiAma dagli attacchi della destra endogena tanto italiana quanto venezuelana, ma hanno preferito fare i pesci in barile, o per quieto vivere, o pensando di ottenere qualche tornaconto, quando non l’hanno disconosciuta, sempre per motivi di “opportunità”; quelle componenti che invece si riconoscono nella Rete CaracasChiAma ci hanno messo la faccia ed hanno invitato a prendere posizione su decisioni, del resto, già ampiamente prese dal 2016 (in primis: tenere il senso incontro a Napoli). Non ci si può dichiarare parte di una Rete “a convenienza”, oggi lo sono, domani non più, dopodomani chissà. 
Fare chiarezza serve per scindere il campo in due parti: quelli che spingono in avanti i processi e quelli che di fatto li frenano. Inevitabilmente l’uno si divide in due. 
 
8. “Chi ha a cuore la mobilitazione nel nostro paese in solidarietà con il Venezuela bolivariano oggi deve porsi l’obiettivo di ricompattare le fila [in italiano si scrive “le file”, non “fila”, in questo caso, NdR] e di allargare questo movimento, farlo vivere nelle città e nel paese, renderlo terreno di avanzamento nella costruzione di una rete di nuova governabilità dal basso sul territorio nazionale, portarlo alla classe operaia, ai lavoratori e alle centinaia di migliaia di compagni, attivisti e militanti con la bandiera rossa nel cuore per infondergli fiducia e mostrare con l’esempio che è possibile rompere con l’imperialismo e resistere, con la mobilitazione e il protagonismo delle masse popolari, agli attacchi di guerra economica, politica e militare che esso muove.
Questo modo di intendere e praticare la solidarietà internazionalista presuppone e comporta un processo pratico ed espansivo teso alla ricerca di unità nel movimento di solidarietà bolivariano.”
 
Questo passaggio dimostra tutta la scissione tra la teoria e la pratica che attanaglia l’estensore di questo testo. La ricerca dell’unità nel movimento di solidarietà si fa su basi chiare, intellettualmente coerenti e  moralmente conseguenti, non sull’ambiguità, meno ancora sull’opportunismo. Come sottolineava lo stesso Chávez: l’unità muta, varia, a seconda delle circostanze, alle volte si allarga, altre volte si restringere, è essa stessa una contraddizione in atto, non può esistere nessuna vera unità senza lotta, soprattutto senza lotta contro le pratiche esclusive ed escludenti, dogmatiche, settarie ed opportunistiche che la minano.   
 
La festa della Riscossa popolare, nelle dichiarate intenzioni dei suoi promotori, ossia il P.Carc, vuole essere la festa delle masse popolari che si organizzano; un obiettivo che evidentemente è ancora lungi dall’essere raggiunto. 
 
Siamo certi che, nonostante i sabotaggi, le azioni di disturbo dietro le quinte, gli opportunismi di ogni sorta e i cedimenti intellettuali e morali di chi si propone come avanguardia, il Sesto Incontro di Solidarietà della Rete Italiana “CaracasChiAma” rappresenterà un punto di svolta importante nell’interpretare al meglio lo “spirito di scissione” tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, il vero e il falso, l’avanzato e l’arretrato, tra il nuovo ed il vecchio. 
Il protagonismo popolare non può essere utilizzato strumentalmente come una foglia di fico per ovviare alle proprie deficienze, ai propri errori, limiti ed incapacità organizzative, politiche ed ideologiche. Le reti, le organizzazioni sociali, operaie e popolari, non possono essere trattate come massa di manovra inerte in mano a chi vorrebbe essere riconosciuto come avanguardia rivoluzionaria ma ancora una volta, inevitabilmente, finisce per muoversi come un impacciato elefante in una cristalleria. I lavoratori, le larghe masse, non sono pecore, di fatto mettono alla prova nella pratica quelli che si propongono come loro dirigenti e mai concederanno la loro fiducia basandosi sulle prediche, né dei gesuiti, meno ancora di chi si dice comunista ma come i primi poi finisce per comportarsi.      
 
Questo è il nostro contributo al dibattito e soprattutto all’azione. 
 
Ci vediamo al Sesto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana a Napoli!
 
 
 

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